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05 luglio 2017

Siccità: per ora gli invasi garantiscono irrigazione e acqua potabile. Ma Stop agli sprechi. Irrigazioni notturne.

Netti: “Il sistema acqua va gestito da un’unica cabina di regia. Occorre un’Aato unica e un unico gestore. Nelle Marche ne abbiamo 34, in Francia ce ne sono 3”.

Per guardare il servizio andato in onda sul Tg Marche clicca qui: (minuto 3)

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/multimedia/ContentItem-3e25cfdd-d79a-4d9c-9e91-9cf337353fd3.html


Summit in Regione per fare il punto sull’emergenza siccità. Per i prossimi giorni il meteo è impietoso: sole rovente e della pioggia neanche l’ombra. Per questo il Consorzio di Bonifica, riunito per l’Assemblea regionale, porta all’attenzione dei consorziati il piano per affrontare l’estate senza eccessive sofferenze.
“Nonostante la scarsa piovosità invernale e primaverile – afferma il presidente del Consorzio, Claudio Netti – a cui si sono sommate le limitazioni d’invaso imposte dal terremoto e gli alti livelli di temperatura di giugno, gli invasi sono ancora in grado di garantire l'irrigazione e  acqua idropotabile alla popolazione. Naturalmente, qualora dovesse continuare un'estate così rovente e siccitosa, potranno insorgere problemi. Per questo invitiamo gli agricoltori ed i cittadini ad usare con parsimonia l'acqua, onde evitare limitazioni dei consumi e la turnazione dell'irrigazione per il sostegno alle coltivazioni. Per ora – prosegue Netti - abbiamo introdotto misure preservative come l'irrigazione notturna, che permette all'acqua irraggiata di non evaporare col calore. Siamo certi che anche l’introduzione dei contatori ci porterà ulteriori grandi risparmi. Ma occorre comunque invertire la rotta. E’ indispensabile alzare lo sguardo per distoglierlo dal proprio orticello. Basta ai piccoli egoismi, pensiamo al futuro dei nostri nipoti, andiamo tutti (mondo dell’agricoltura e idropotabile) verso un unico obiettivo: qualità delle acque, loro tutela e conservazione”.

GESTORE UNICO. Il presidente del Consorzio di Bonifica ha approfittato della presenza delle associazioni di categoria e dei tecnici della Regione per evidenziare le criticità del nostro sistema. “Le Marche dovrebbero fare l'Ato unica – chiosa Netti – così come molte altre Regioni in Italia. Ci dovrebbe essere un soggetto unico, titolare delle fonti e capace di fare un piano di utilizzo omogeneo”. “La Regione deve fare la regia – gli fa eco Michele Maiani, presidente dell’assemblea del Consorzio -. Poi chi mette il contatore e dà il servizio può essere chiunque, purché efficiente. La Regione aveva già dimostrato interesse, ma il percorso si è fermato per via del terremoto”. “Dovrebbero riunirsi anche i gestori dell'idropotabile – affonda Netti - nelle Marche ce ne sono 34 (Marche Multiservizi e Aset a Pesaro, Multiservizi Ancona e così via)  in tutta la Francia sono appena 3. Difficile in questo modo definire una strategia comune”.

FUNZIONE DIGHE. “Nelle Marche abbiamo una capacità di accumulo 100 milioni di mc – puntualizza Netti - di cui il 65% è gestito dal Consorzio e il 35% da Enel. Il consumo in tutte le Marche è ogni anno di 120 milioni di mc per idropotabile. Quindi le dighe potrebbero quasi bastare da sole a soddisfare i consumi marchigiani. Oggi è più che mai indispensabile guardare agli invasi con occhi nuovi, come impianti strategici non solo per l’agricoltura, ma anche per l’acqua idropotabile, e per la sicurezza delle città”. “Le dighe ricoprono un ruolo fondamentale anche per la loro funzione di mitigazione del rischio idraulico – incalza Maiani -. Con i cambiamenti climatici che portano fenomeni sempre più estremi, se tutto si riversa sui fiumi, questi si ingrossano e portano tutto verso il mare, e nelle Marche, a fondo valle, ci sono le città. Noi come Consorzio questo ruolo di mitigazione già lo svolgiamo, senza essere pagati da nessuno. Inoltre secondo noi è ora di mettere all'ordine del giorno la capacità di avere acqua di qualità – incalza Maiani -. In tutto il globo, l'acqua dolce è solo il 2%, il resto è salata. Di questo 2%, il 73% è stoccata nei ghiacciai, il 22% è acqua di falda, da tutelare secondo la Comunità europea, in quanto strategica da destinare alle future generazioni. E dove ci siamo spinti oltre abbiamo fatto danni (vedi cosa è successo sul Marecchia, prosciugato, nel riminese, ma anche a Fano con l'acqua salata che si è inserita in falda). Il resto è appena il 5% (del 2%), che si trova in fiumi e laghi, quindi l'acqua buona è pochissima e dobbiamo porci il problema di come va utilizzata. In questo scenario è fondamentale avere i serbatoi di accumulo in efficienza per avere disponibilità delle risorse. Quindi si deve pensare ad una funzione diversa delle dighe, che non devono servire non solo agli agricoltori, ma hanno potenzialità e risorse da utilizzare per idropotabile”. “Noi dobbiamo avere rispetto dell'acqua – conclude Netti - farla defluire al mare pulita e potabile. Il Tamigi è tornato un fiume pulito e vivo. E’ necessario investire nel miglioramento delle acque attraverso la depurazione”.

Questa è ad oggi la situazione delle 5 dighe marchigiane

Diga di Gerosa invasati 7,5 milioni di mc d’acqua su 13 di capacita
Diga di San Ruffino invaso pieno 2.900.000 mc
Diga di Castreccioni (Cingoli) 35 milioni di mc su 42
Diga di Mercatale invasati 3.250.000 mc su 5,9
Diga di Rio Canale 1 milione mc su 1,5

Siccità: per ora gli invasi garantiscono irrigazione e acqua potabile. Ma Stop agli sprechi. Irrigazioni notturne.
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