Giornata mondiale delle zone umide. Anche il fiume Foglia ne ha diverse che il Consorzio intende tutelare e valorizzare

Giornata mondiale delle zone umide. Anche il fiume Foglia ne ha diverse che il Consorzio intende tutelare e valorizzare

Oggi (sabato 2 febbraio) si è celebrata la Giornata Mondiale delle zone umide. Paludi, torbiere, distese di acqua stagnante o corrente, dolce o salmastra, sono luoghi da tutelare e valorizzare, perché oltre ad accogliere e conservare una ricca diversità biologica di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati, garantiscono risorse di acqua e cibo e svolgono una funzione di mitigazione ai cambiamenti climatici.

Per fortuna anche nei pressi della foce del fiume Foglia, a Pesaro, si sono create delle aree umide che il Consorzio di Bonifica intende tutelare e valorizzare, e possibilmente anche ampliare. Grazie al progetto delle “aree di laminazione” infatti, è prevista la realizzazione, lungo l’asta fluviale del fiume pesarese, di 23 aree di naturale esondazione, strategiche per salvaguardare i centri abitati in caso di piene, ma altrettanto importanti per garantire la biodiversità nell’area golenale.

Chiunque frequenti in questo periodo l’area del galoppatoio, raggiungibile grazie al prolungamento della ciclabile, può ammirare un’infinità di uccelli, anfibi, pesci, insetti, rettili e piante. Insomma, tutto quello che popola una zona umida. Nei periodi più bagnati dalle piogge, sembra quasi di trovarsi nel delta del Po, con acquitrini, prati umidi, boschetti allagati e soprattutto un’enorme quantità di uccelli. Aironi, garzette, nitticore, anatidi ed anche rapaci (falco di palude), fino ai coloratissimi gruccioni e martin pescatori, e non manca l’inconfondibile upupa. Tutto intorno scorrazzano volpi, caprioli, tassi e istrici. E forse persino il lupo. La zona è sempre più amata da ciclisti, podisti, pattinatori e passeggiatori, che la frequentano assiduamente per osservare quest’angolo di paradiso.

La tutela delle zone umide a livello mondiale è stata sancita il 2 febbraio 1971 dalla Convenzione di Ramsar, che è sottoscritta oggi da 170 Paesi, ed è l’unico trattato internazionale sull’ambiente che si occupa di questo particolare ecosistema. In Italia queste aree sono 65, per un totale di 82.331 ettari (secondo l’elenco stilato dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare). “Sono però anche tra gli ecosistemi più a rischio del pianeta – fa notare Legambiente -. La pressione antropica e il riscaldamento globale ne mettono sempre più a rischio gli equilibri delicati e complessi, basti pensare che nell’ultimo secolo, oltre il 64% delle zone umide sono ormai scomparse (fonte Ispra). E secondo i dati della prima Lista Rossa Europea degli Habitat, oltre un terzo degli habitat terrestri sono attualmente in pericolo di scomparsa, in particolare più di tre quarti delle paludi e torbiere e quasi la metà di laghi, fiumi e coste (fonte IUCN 2015). Al centro della campagna mondiale ci quest’anno proprio il tema dei cambiamenti climatici e come queste aree possano contribuire a frenarne gli impatti”. In questo ambito, il Consorzio è impegnato in prima linea.

fra.pe.

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