Emergenza siccità: fiumi e invasi al lumicino. Se la situazione non migliora sarà necessario un tavolo di crisi.

Emergenza siccità: fiumi e invasi al lumicino. Se la situazione non migliora sarà necessario un tavolo di crisi.

La neve sui monti scarseggia e l’inverno continua ad essere avaro di piogge. Le conseguenze? I nostri fiumi hanno portate al lumicino e gli invasi sono pesantemente sotto media. La prolungata siccità sta impedendo anche alle falde di ricaricarsi, e questo potrebbe avere pesanti ripercussioni sull’autonomia estiva. Se in Pianura Padana è già allarme rosso, lungo l’Appennino non c’è da stare tranquilli. La grande sete è ancora lontana, ma i terreni sono asciutti e le colture hanno già bisogno di oro blu, basti dire che c’è chi ha chiesto l’irrigazione con oltre un mese d’anticipo.

Non nasconde la sua preoccupazione il presidente del Consorzio di Bonifica, l’avvocato Claudio Netti, che mette in guardia sugli scenari futuri. «L’invaso di Cingoli è sotto di 12 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla quantità media rilevata in questo periodo e la situazione è davvero preoccupante – afferma Netti -. Se non arriveranno presto le precipitazioni, la carenza d’acqua avrà conseguenze pesanti sull’agricoltura, ma non solo. Anche la capacità di approvvigionamento degli acquedotti sarà minacciata, con rischio per le riserve idropotabili».

Serve acqua dal cielo dunque, e subito. Ma ci vorrà “acqua buona”, ovvero precipitazioni tranquille e prolungate. Le sempre più frequenti “bombe d’acqua” non risolverebbero il problema. «Questi fenomeni che colpiscono sempre più spesso anche la nostra regione –sottolinea Netti – portano solo notevoli danni alle colture e al territorio, e l’acqua non viene intercettata da falde e terreno. Se a questo si aggiunge che anche in campagna il livello dei pozzi si sta abbassando, il quadro non è roseo».

In qualche caso il Consorzio è già stato costretto ad aprire alcuni impianti per irrigare i campi e non creare danni alle colture. Un’anomalia per il periodo, visto che l’irrigazione normalmente si fa con la bella stagione, e non in inverno. Per questo il presidente Netti invoca l’apertura di un tavolo di crisi per affrontare l’emergenza. “E’ necessaria una seria programmazione che scongiuri future carenze – conclude Netti –, ma occorre anche una riflessione complessiva sulla disponibilità e sul valore dell’acqua. Da parte nostra ci impegneremo sempre più per ridurre gli sprechi. L’introduzione dei contatori ha già portato grandi risultati, perché oltre a pagare il giusto per la quantità consumata, ora gli agricoltori sono più attenti a non disperderla inutilmente. Continueremo su questa linea della responsabilizzazione”.

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