Lotte alle microplastiche che avvelenano il mare. Il Consorzio è capofila di un progetto Life che studia soluzioni innovative.

Lotte alle microplastiche che avvelenano il mare. Il Consorzio è capofila di un progetto Life che studia soluzioni innovative.

Il Consorzio di Bonifica è in prima linea per ridurre le microplastiche nei fiumi e nei nostri mari. Grazie ad un Progetto Life (di cui il Consorzio è capofila) esperti universitari stanno lavorando per trovare soluzioni concrete a quello che è diventato un vero dramma dei nostri tempi.

“Con questo progetto che coinvolge 7 Regioni italiane e 3 Stati europei – spiega il presidente di Anbi Marche, Michele Maiani – si intendono studiare le soluzioni più innovative per catturare le microplastiche  presenti nelle acque. Dall’utilizzo di alghe particolarmente efficaci, a sistemi meccanici di intercettazioni, a cui si andranno a sommare altre strategie da implementare. Per questo il Consorzio ha coinvolto le nostre eccellenze locali, dall’Università di Camerino, alla Politecnica delle Marche fino all’Università di Urbino, che certamente sapranno dare un contributo determinante. In particolare noi interverremo sui fiumi, ma è evidente che le ricadute si avranno anche in mare, dove finiscono le acque reflue. Il progetto ha già superato il primo step sull’ammissibilità in Commissione Europea. Ora ci hanno chiesto delle integrazioni – sottolinea Maiani –  che l’Unione Europea dovrà valutare. Se ci danno l’ok partiamo. Il budget complessivo è sostanzioso ed ammonta a 12 milioni di euro, con cui si possono fare grandi cose”.

Il problema della plastica in mare ha assunto dimensioni spaventose. Secondo uno studio della Fondazione Ellen MacArthur presentato in occasione dell’apertura del Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica, pari ad un camion al minuto. E tra 15 anni il fenomeno sarà raddoppiato, tanto che è già stata individuata una nuova nicchia ecologica: la plastisfera.

Il dato più agghiacciante riguarda la stima secondo cui nel 2050 gli oceani potrebbero contenere più plastica che pesci, in termini di peso. Il problema che crea maggior allarme è quello delle microplastiche, utilizzate per esempio nei dentifrici e nelle creme, come esfolianti ed emulsionanti, per aumentarne il volume e dunque anche il costo. Oppure che derivano dall’abrasione degli pneumatici o dal lavaggio di capi sintetici. Ebbene, sono talmente piccole che non vengono intercettate dai depuratori e finiscono direttamente in mare, vengono mangiate dai pesci e attraverso loro entrano nella nostra catena alimentare, nel nostro intestino e nel nostro sangue, con conseguenze che tutti possono immaginare. Occorre al più presto trovare soluzioni efficaci, e in questo il Consorzio è fortemente impegnato.

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