Recovery fund e dissesto idrogeologico. Il presidente Netti fa il punto sulle grandi opportunità e sul futuro del Consorzio

Recovery fund e dissesto idrogeologico. Il presidente Netti fa il punto sulle grandi opportunità e sul futuro del Consorzio

C’è grande attesa e tante aspettative per l’arrivo in Italia dei 209 miliardi del Recovery fund. Una grande opportunità per dare vigore e slancio alla lotta al dissesto idrogeologico, di cui il nostro Paese è afflitto. Sono tanti i progetti che il Consorzio ha già in cantiere e altrettante le idee. A raccontarcele è il presidente, l’avvocato Claudio Netti.

Avvocato Netti, quanti soldi potrebbero arrivare nelle Marche?
“Nella nostra regione affluiranno finanziamenti per 8,5 miliardi di euro”.

Tanti soldi, dunque tante opportunità..
“Il problema è quale programma, quali obbiettivi, quali soggetti saranno officiati della sua attuazione. Noi siamo pronti. Abbiamo presentato 4 schede per una spesa di 1,8 miliardi di euro per la transizione verde. Le schede sono a Roma. Ora è fondamentale il supporto regionale”.

Cosa prevedono?
“Gliele consegno, faccio prima.. Il tema è l’acqua: valorizzare la montagna, dove l’oro blu sgorga; ma anche la difesa dall’acqua quando è troppa, poi l’accumulo per preservarci dalla scarsità e infine la restituzione al fiume ed al mare in condizioni ambientalmente compatibili”.

Il Consorzio unico, nato nel 2014 dalle ceneri dei precedenti, ha fatto con lei un bel percorso di crescita. Ne è soddisfatto?
“Beh, parlano i fatti. Nei sette anni trascorsi abbiamo intercettato risorse nazionali per oltre 50 milioni di euro ed altrettanti oggi sono in corsa per l’esecuzione di opere attese da anni. Lavoriamo in accordo con Regione e Comuni che ringrazio per aver capito la diversità dei compiti. Insieme si vince. Divisi dovremo dar conto alle future generazioni della straordinaria occasione persa”.

Non solo grandi opere…
“Vero. C’è il grande lavoro sui corsi d’acqua. Abbiamo svolto oltre 3.000 interventi che hanno reso più sicuro il territorio”.

A cosa è dovuta secondo lei la crescita del Consorzio?
“Si è creata una positiva sinergia in linea con la volontà unanime dell’Assemblea regionale che nel 2013 decise di dotare il territorio di uno strumento operativo”.

Cosa vorrebbe fare ancora?
“ Riportare in capo ad un unico soggetto tutta la fase della progettazione, degli appalti e della esecuzione delle opere. Ma attenzione: non una semplificazione che salti i passaggi voluti dalle leggi. Occorre uno snellimento organizzativo con un soggetto che abbia tutte le competenze professionali necessarie. Noi ne abbiamo costruito uno ed è già operativo. Altri già ve ne sono e ben vengano altri ancora”.

Può spiegarsi meglio?
“Occorre un’unica realtà che autorizza ed una pluralità di strutture che eseguono”.

Cosa ha in mente per il futuro?
“Rafforzare la struttura del Consorzio. Siamo freschi di nuove elezioni, passerò la mano quanto prima perché sono molte le persone capaci di amministrarlo bene. Mi dedicherò sempre più alle aziende di famiglia ed ai nipoti, a cui ho sottratto troppo tempo”.

La sua maggiore soddisfazione?
“Un “carrozzone” che si è risanato finanziariamente senza gravare sui contribuenti, che ha dato lavoro ad oltre 40 giovani laureati ed ha fatto lavorare 480 imprese agricole come sentinelle ambientali e 180 imprese artigiane rendendo il territorio più sicuro”.

Quello che non rifarebbe?
“Ricominciare a fumare”.

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