Il Consorzio dà ospitalità ad una famiglia di profughi afgani in fuga da Herat. Accolti in uno stabile di proprietà a Muraglioni di Colbordolo

Il Consorzio dà ospitalità ad una famiglia di profughi afgani in fuga da Herat. Accolti in uno stabile di proprietà a Muraglioni di Colbordolo
Hanno dovuto abbandonare tutto, dalla casa agli affetti,  per cercare la salvezza in un Paese lontano e tanto diverso dal loro. E’ accaduto a migliaia di profughi afgani, costretti a fuggire all’indomani della presa del potere dei talebani a Kabul. Tra i tanti che hanno vissuto questo dramma, c’è anche una famiglia di Herat, a cui il Consorzio di Bonifica delle Marche ha deciso di dare ospitalità, mettendo a disposizione uno dei suoi stabili a Muraglioni di Colbordolo (PU). Si tratta di 8 persone: due genitori con i loro sei figli, che hanno da 3 a 21 anni. Il papà lavorava per la mensa dell’esercito italiano, e proprio per questo era mal visto dai talebani. “Chiunque lavorasse per gli italiani o gli americani – spiega  Arianna Mamini, coordinatrice di uno dei centri di accoglienza di Eurolex presso cui sono ospitati i rifugiati afgani – rischiava seriamente la vita. Loro sono fuggiti perché temevano di essere decapitati. I genitori hanno circa 40 anni e visto che il papà lavorava da tempo per gli italiani, parla e capisce un po’ anche la nostra lingua. Sono arrivati da poco, presto dovranno avere il permesso di soggiorno e sono richiedenti asilo. Una volta avuto il permesso, potremo procedere con l’inserimento a scuola dei più piccoli, mentre i più grandi potranno cercare lavoro, anche se finché sono in accoglienza potranno fare stage o part time, perché non possono prendere più di 500 euro al mese. Tra loro c’è anche una ragazza di 18 anni – racconta Arianna Mamini – che si è sposata da poco, ma il marito è ancora ad Herat in pericolo. Lei è molto preoccupata e ovviamente sente molto la sua mancanza e al telefono fanno lunghi pianti insieme. In realtà tutti  soffrono la mancanza di parenti e amici, ora devono costruirsi una nuova vita, ma qui si trovano bene e sono molto riconoscenti per l’accoglienza ricevuta. Saranno ospitati finché non avranno i documenti e riusciranno a diventare autonomi, forse con qualche possibilità di trovare un’occupazione o una borsa lavoro”. Non è escluso che qualcuno possa farlo anche all’interno del Consorzio di bonifica.
Chi ha lavorato per l’Italia in missioni internazionali, e per questo rischia la vita, non può essere abbandonato – dichiara il presidente dell’ente di bonifica, l’avvocato Claudio Netti -.  Siamo felici come Consorzio di poter essere d’aiuto a questa famiglia. Del resto non è la prima volta che ci impegnamo in azioni d’utilità sociale. Da anni siamo coinvolti in progetti che prevedono tirocini per il reinserimento di soggetti ex tossicodipendenti o detenuti o con donazioni per il sostegno allo svilupo delle aree interne. E non ci fermeremo qui”.

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