Le api al lavoro con il Consorzio. L’ente ha messo a disposizione dei laghetti artificiali per le arnie in aiuto degli apicoltori

Le api al lavoro con il Consorzio. L’ente ha messo a disposizione dei laghetti artificiali per le arnie in aiuto degli apicoltori

Il Consorzio di bonifica mette a disposizioni i propri laghi e le aree verdi per aiutare gli apicoltori in questo momento di grande crisi per il settore. A raccontare la nuova collaborazione è Lorenzo Valenti, che nel tentativo di migliorare la produzione drasticamente ridotta negli anni a causa dell’inquinamento, dei cambiamenti climatici e dei parassiti, ha chiesto di posizionare le sue arnie intorno ad alcuni laghetti artificiali del Consorzio nei pressi di Casenuove (in Comune di Osimo AN), e Bagnolo. Luoghi ricchi di acqua e circondati dal verde, condizioni fondamentali per tenere un apiario.
“Abbiamo posizionato circa 50/70 arnie intorno ad ogni deposito d’acqua – racconta Lorenzo Valenti – e se il Consorzio ce lo consentirà, contiamo di lasciarle lì in modo stabile. Ora dobbiamo solo sperare che la stagione ci assista, i posti sono buoni, l’approvvigionamento di acqua è fin troppo, ma il clima ora deve fare la sua parte. La grande siccità sta creando grandi problemi, che si sono sommati a quelli esistenti, per questo stiamo cercando nuove zone più produttive e con un clima più favorevole per ampliare il giro delle api”.
L’apicoltore marchigiano produce soprattutto miele millefiori e all’occasione miele d’acacia, anche se è diventato sempre più raro. “Il problema – spiega Valenti – è che sempre più spesso c’è un ritorno di inverno, con gelate tardive come quelle di quest’anno. Il fiore di acacia è molto delicato, con il freddo si stressa e la pianta per difendersi produce molte meno fioriture, che per giunta sono meno nettarifere”.
Ma come è nata la passione per le api e il miele? “Ho iniziato da piccolo – racconta Valenti – perché mio padre faceva a sua volta l’apicoltore e io andavo a dargli una mano, poi non ho più smesso. Ma il lavoro in questi anni è cambiato completamente: sono molte di più le ore di impegno che richiede, anche perché le api oggi sono molto meno autosufficienti. Se io smettessi di assisterle, nel giro di 4 anni morirebbero tutte”.
Quali sono i più grandi problemi? “Purtroppo sono tanti.. come si diceva prima, i cambiamenti climatici, l’inquinamento, e in questi ultimi anni è arrivata la varroa destructor, un acaro parassita simile ad una piccola zecca, che intacca la covata e si nutre dell’emolinfa degli insetti. Crea danni devastanti: le api subiscono malformazioni, nascono senza una zampa, senza un’ala o vivono molto meno, facendo circolare malattie nell’apiario. A questo si sommano altri problemi, come per esempio il fatto che è cambiata la qualità dei girasoli, che una volta erano molto più nettariferi. Oggi sono spesso trattati, inoltre sono autoibridanti, non hanno bisogno dell’ape per riprodursi, tutto ciò ha fatto drasticamente ridurre la produzione da 30 kg ad arnia fino ai 6 attuali. Oggi poi è necessario nutrire le api con 15/20 kg di zucchero, una volta non serviva”.
Per fortuna sia a livello regionale che comunitario si sono resi conto del problema. “Sì è vero – conferma l’apicoltore – la Regione ha riconosciuto questo stato di calamità con indennizzi che possono ridarci un po’ di respiro. Inoltre l’Europa ha inserito l’ape nella Pac come insetto impollinatore, privilegiando colture più nettarifere. Speriamo che tutte queste accortezze ci aiutino a superare questo brutto periodo. A tal proposito ringrazio il Consorzio di bonifica per la sua disponibilità a posizionare gli apiari in luoghi privilegiati, un contributo importante per il nostro settore”.

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